Da giorni non si hanno notizie dalla Siria, nonostante la situazione sia ancora molto critica. Nel frattempo, è trapelata una notizia che fa tornare alla ribalta il tema delle armi chimiche. Questa volta non si parla di un loro utilizzo, bensì di una loro dismissione. Assad ha acconsentito alla distruzione del suo arsenale chimico a condizione che questa procedura non avvenga negli Stati Uniti. Quale sarà il destino di queste armi, o meglio, quale sarà la loro destinazione? In questi giorni gli Stati Uniti e la NATO stanno cercando un Paese disposto ad ospitare e a smaltire l’arsenale.

Turchia, Norvegia e Giordania hanno già declinato l’invito nonostante le pressioni, adducendo motivazioni di sicurezza. L’attenzione del governo di Washington si è spostata sull’Albania, nazione che è stata accolta nel 2009 all’interno dell’Alleanza Atlantica. D’altronde, l’Albania nel 2007, con l’aiuto degli Stati Uniti e non senza subire danni collaterali (28 morti e centinaia di feriti), è diventato il primo Paese nella storia a completare pienamente il processo di disarmo chimico. Infatti, ha dismesso l’arsenale ereditato dal regime comunista di Enver Hoxha. Un aspetto da non sottovalutare è che l’arsenale albanese consisteva di 16 tonnellate di armi, munizioni varie e soprattutto gas mostarda ed altre sostanze tossiche. E quello siriano? “Soltanto” 1300 tonnellate circa.

Il governo di Tirana dal canto suo, potrebbe dare l’assenso al trasferimento delle armi siriane. Probabilmente, un assenso dettato dall’odore dei rubli e dei dollari, ma anche dalle pressioni diplomatiche. Infatti, i russi hanno proposto aiuti tecnici, oltre che economici, all’Albania. Il Ministro degli Esteri albanese Bushati ha comunque tenuto a precisare che fino a questo momento non è stata presa alcuna decisione al riguardo, e qualora fosse presa qualche decisione, questa sarà presa garantendo assoluta trasparenza. In ogni modo non ci sono stati negoziati o consultazioni in merito, mentre  il Premier Edi Rama ha confermato di aver avuto una conversazione telefonica con il Segretario di Stato statunitense John Kerry sul tema della dismissione dell’arsenale di Assad.

Il governo albanese si trova di fronte ad una situazione difficile: da un lato ci sono le forti pressioni del governo di Washington, dall’altro  deve fare i conti con l’opinione pubblica interna che è fortemente contraria all’ipotesi di smantellare l’arsenale chimico sul proprio territorio. Lo scorso 12 novembre, a Tirana, centinaia di persone hanno protestato di fronte all’ambasciata statunitense contro l’eventualità di smantellare l’arsenale chimico siriano sul suolo albanese. Anche l’ex Ministro dell’Ambiente Fatmir Mediu non è convinto di questa mossa: ha dichiarato che in Albania non ci sono le capacità e le condizioni di sicurezzanecessarie a smaltire le armi chimiche siriane, ben più letali e sofisticate del “gas mostarda”, o yprite, che erano in possesso di Hoxha.  Inoltre, Mediu stesso, così come i manifestanti  hanno ricordato che il nuovo governo ha da poco abolito la legge che permetteva l’importazione di rifiuti e che rischiava di trasformare l’Albania nella pattumiera d’Europa. Una legge voluta da Berisha nel 2011 e fortemente contestata dallo stesso Edi Rama, al tempo capo dell’opposizione. Intanto, gli ambientalisti di AKILH, la nota associazione che contrasta le importazioni di sostanze tossiche[1]e gli attivisti della società civile si sono già riuniti per protestare contro la probabile futura decisione del governo Rama, chiedendo che venga respinta ogni proposta per lo smantellamento delle armi chimiche siriane in Albania.

In un crescendo di tensione e preoccupazione, nella giornata del 15 novembre, durante una conferenza stampa ufficiale, è arrivato il tanto sospirato “no” del governo albanese allo smantellamento in Albania. « Nonostante i vantaggi che avremmo avuto da questo accordo, l’Albania oggi non può dire di sì » ha dichiarato il premier albanese Rama. Pertanto non rimane che attendere l’individuazione di un nuovo sito dove stoccare e smantellare le armi di Damasco. Ovunque verrà eseguito, sicuramente il processo di distruzione delle armi chimiche sarà vigilato dall’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) che, nello scorso ottobre, ha ricevuto il premio Nobel per la pace proprio per i suoi sforzi mirati a eliminare nel mondo i gas velenosi e gli agenti nervini.