La Repubblica di Cipro (KypriakeDemokratia) costituisce uno Stato indipendente dal 1960, anno in cui venne emanata la prima costituzione autonoma dell’isola, tutt’oggi in vigore e « prodotto di un potere costituente in larga parte assistito e guidato »[1]. Dopo la plurisecolare dominazione ottomana e la fase coloniale inglese, a decretare la carta fondamentale della neonata entità mediterranea furono, infatti, Gran Bretagna, Grecia e Turchia, accordatesi in decisioni confluite negli accordi di Zurigo-Londra del febbraio 1959[2].

Il nuovo assetto istituzionale rifletteva perfettamente il passato conflittuale tra i due gruppi etnici presenti sul territorio: la maggioranza greco-cipriota, di religione ortodossa, e la minoranza turco-cipriota, di fede musulmana. Si delineava, infatti, un’architettura istituzionale e un’articolazione dei poteri pubblici improntate ad una rigida bipolarizzazione etnica, procedendo all’istituzionalizzazione delle due comunità, rafforzandone un dualismo esteso a tutte le sfere di governo e all’intero apparato dello Stato. La nuova Repubblica – democratica, unitaria e di diritto – risultava quindi “bi-nazionale”, essendo i due gruppi identificati con riferimento all’origine etnica, alla lingua, alle tradizioni culturali e alla religione, come disciplinato dall’art. 2 della costituzione. Numerosi i fattori di condivisione del potere tra le due comunità: al vertice si ponevano un presidente greco-cipriota – capo di Stato e di governo – e un vice-presidente turco-cipriota, avente diritto di veto sui settori della politica estera, della difesa e delle finanze; il potere legislativo era affidato ad un Parlamento monocamerale – la Camera dei rappresentanti – formato da trentacinque elementi greci e quindici turchi, eletti separatamente dalle due comunità e con « l’obbligo di disporre della maggioranza all’interno di entrambi i gruppi su ogni disegno di legge »[3]; il potere giudiziario vedeva al suo vertice la Corte Suprema, composta un giudice esterno (che non avrebbe dovuto essere né cipriota, né greco, turco o inglese), da un greco-cipriota e da un turco-cipriota.

Evidentemente, un simile assetto costituzionale avrebbe potuto essere virtuoso solo tramite l’instaurazione di una reale e proficua collaborazione. Cooperazione che tuttavia non si verificò mai e tramontò definitivamente nell’estate del 1974 quando, dopo l’instaurazione di un esecutivo fantoccio direttamente controllato dal regime dei colonnelli ad Atene, la Turchia inviò le sue truppe nel nord dell’isola, occupando il 37% del territorio. Un anno dopo l’invasione, la situazione venne formalizzata con la creazione dello Stato Federato Turco di Cipro, avvicendato nel 1983 dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord (Kuzey Kibris Türk Cumhuriyeti), con capitale Lefkoşa. Una Green Line, tutt’oggi attiva, iniziò allora a dividere l’entità turca – non riconosciuta dalla comunità internazionale[4] – dalla Repubblica di Cipro.

L’ingresso nell’Unione Europea, avvenuto il 1° maggio del 2004, ha aperto nuovi scenari per la minoranza turco-cipriota. La fondamentale libertà politica, vale a dire l’esercizio del diritto di voto, disciplinata dall’art. 31 della costituzione cipriota, era sta fino a quell’anno limitata per i turchi alle sole cariche loro riservate costituzionalmente. Un diritto, peraltro, esclusivamente formale, poiché fin dal 1963 la minoranza musulmana aveva rinunciato alla propria rappresentanza in virtù delle ripetute manovre greche finalizzate all’acquisizione esclusiva del potere[5].

La disparità costituzionale legata, in particolare, all’elettorato passivo è stata bilanciata parallelamente all’ingresso nell’orbita comunitaria. In applicazione, infatti, di una pronuncia della Corte di Strasburgo, il 25 novembre del 2004 a Cipro è entrata in vigore una legge che ha ammesso la possibilità per i turco-ciprioti di votare e candidarsi in qualsiasi elezione[6]. Il decimo anniversario dell’entrata di Nicosia nell’Unione potrebbe ora diventare l’occasione per una definitiva inclusione sociale. Il governo sta, infatti, incoraggiando la minoranza turco-cipriota – oggi costituente circa il 15% della popolazione totale dell’isola – a candidarsi per il Parlamento europeo nelle elezioni di fine maggio. La Repubblica cipriota ha a disposizione sei seggi e l’intenzione sarebbe di affidarne almeno due alla rappresentanza turca, con l’intenzione di dimostrare all’Europa la volontà di superare le pluridecennali divisioni tra le due comunità.

La delicata questione è sul tavolo del governo da tempo. Il decennale è un’occasione da non perdere, come già dichiarato a più riprese dal ministro degli Esteri cipriota Ioannis Kasoulides, che si è detto pronto a facilitare la transizione della minoranza turca da osservatrice a partecipante attiva[7]. Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso l’esecutivo Anastasiades, invitando i turchi a preparare liste proprie per correre per Bruxelles[8].

La Repubblica di Cipro è a un bivio. Gli occhi dell’Europa sono puntati sull’isola.

 

 

 


[1] Longo F., Luther J. (2010), Costituzioni di microstati europei: i casi di Cipro, Liechtenstein, Città del Vaticano, in « Polis Working Papers », 176, p. 2.

[2] Cfr. Cabiaia E. , Costituzione internazionalmente ottriata e indipendenza: Cipro,  Clueb, Bologna, 1992.

[3] Ce.S.I. (2006), Cipro tra Unione Europea e Nazioni Unite, (ultimo accesso 14/02/2014), p. 6.

[4] Cfr. Socci M. (2008), Lo Status giuridico della Repubblica Turca di Cipro del Nord, in « Rivista della cooperazione giuridica internazionale », 28.

[5] Cfr. Poggeschi G. (2004), Cipro: la questione infinita di un’isola spaccata in due, in « Diritto pubblico comparato ed europeo », 4.

[6] Cfr. Constantinou C. M. (2008), On the Cypriot States of Exception, in « International Political Sociology », 2.

[7] Cfr. Koniotou M. (2013), Interview of the Minister of Foreign Affairs, Mr Ioannis Kasoulides, to CNA, (ultimo accesso 14/02/2014).

[8] Cfr. Smith E. (2014), High stakes as Greeks and Turks revive Cyprus peace talks, “The Guardian” (ultimo accesso 14/02/2014).