Si discute da molto tempo del futuro di Cipro, attualmente divisa in due entità statali, una composta dalla popolazione greco-cipriota e l’altra da cittadini di origine turca. È dal 1974, ovvero quando si verificò l’invasione turca di 1/3 dell’isola a seguito del colpo di Stato filo-greco, che Cipro si trova in questa difficile situazione. Nel 2004 la popolazione era stata chiamata a esprimersi sul Piano Annan, che prevedeva la riunificazione dell’isola sotto un’unica repubblica federalee. L’esito della consultazione ha visto l’isola divisa anche in questa occasione, con i greco-ciprioti che hanno ampiamente bocciato il Piano e con i turchi-ciprioti che, invece, hanno votato in massa a favore della riunificazione[1].

Quale sarà il futuro di Cipro? Lo scorso 9 ottobre, i ministri degli Affari Esteri di Turchia e Cipro del Nord (entità statale riconosciuta solamente dal governo turco), Ahmet Davutoglu e Ozdil Nami, hanno dichiarato che i rappresentanti delle due comunità si incontreranno il prossimo 4 novembre per riavviare nuovamente un dialogo fra le parti[2]. C’è chi, come Nami, è fiducioso riguardo la buona riuscita del confronto, mentre chi lo è di meno, come il capo-negoziatore dei ciprioti di origine turca Osman Ertug, il quale ha dichiarato che i greco-ciprioti stanno cercando di utilizzare i canali forniti dall’Unione Europea per fare proposte direttamente alla Turchia e non ai ciprioti di origine turca. Inoltre, sempre secondo Ertug, Cipro starebbe comprando delle navi da guerra da Israele per assistere le operazioni di trivellazione per l’estrazione di gas in un tratto di mare conteso dalle due comunità. I ciprioti di origine greca, dal canto loro, confermano di voler dialogare direttamente con la Turchia, dato che proprio il governo di Ankara ha 40’000 militari di stanza nell’isola e contribuisce con proprie risorse a più della metà del bilancio turco-cipriota[3].

Inoltre, interessante è la questione della città di Famagosta, appartenente alla parte turca dell’isola, e in particolare del proprio quartiere Varosha. A proposito di quest’ultimo, i greco-ciprioti vorrebbero proporre alle Nazioni Unite di amministrarlo per favorire una sua ricostruzione, e in cambio accetterebbero l’apertura al commercio del porto di Famagosta, in modo tale da permettere ai turco-ciprioti di esportare direttamente le proprie merci con l’UE.  Inoltre, i ciprioti di origine turca chiedono che la Turchia apra i suoi porti e aeroporti alle loro merci. Se il governo di Ankara acconsentirà a tale richiesta, Cipro non apporrà più il veto all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea.

Non è ancora certo che il 4 novembre verranno riavviati questi i negoziati fra le due entità statali dell’isola. Tuttavia, emerge comunque un certo ottimismo, nonostante il governo di Nicosia ne abbia smentito lo svolgimento.